giovedì 30 novembre 2017

Infortunio in itinere per il car pooling

L’on.le Diego Zardini ha presentato una proposta di legge al fine di riconoscere l’infortunio in itinere per coloro che utilizzano il car pooling nel percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro.
Si riporta parzialmente la relazione che accompagna la proposta di legge.
“Si avvertono sempre di più alcune problematiche (riscaldamento globale, inquinamento, tutela della salute) che investono il pianeta, le nazioni ed i centri urbani. Oggi le città ed i centri urbani sono profondamenti cambiati ed hanno bisogno sempre di più di risolvere alcuni problemi fondamentali, quali l’inquinamento, la congestione del traffico e la salute dei cittadini che possono essere affrontati con una pluralità di interventi, tra i quali l’utilizzo di mezzi alternativi all’uso dell’automobile privata per recarsi al lavoro.
Occorre non solo attuare i contenuti dei trattati internazionali per scongiurare la crisi ambientale che interessa l’intero pianeta ma anche scoprire ed adottare nuovi strumenti per contrastare gli effetti negativi derivanti dall’uso spregiudicato delle risorse.
Il sistema dei trasporti privati vive un’epoca di profondi cambiamenti su scala globale. Sono in numero sempre crescente, soprattutto nelle città e nei grandi centri urbani i cittadini che cercano e sperimentano soluzioni per la mobilità urbana, più economiche e più sostenibili, rispetto alla tradizionale automobile di proprietà. Il car pooling si è trasformato in realtà tangibile e concreta. Per tale motivo e per gli effetti sulla riduzione dell’inquinamento e dei costi occorre adeguare la legislazione alle nuove esigenze con l’introduzione dell’infortunio in itinere per coloro che utilizzano il car pooling per recarsi al lavoro.
Inoltre, occorre tenere presente che la dipendenza dall’estero in materia energetica impone all’Italia di promuovere delle forme alternative di trasporto che incidano positivamente sul consumo e sul risparmio energetico.
Nella Legislatura XVII il Parlamento ha approvato delle disposizioni che riconoscono l’infortunio in itinere per coloro che utilizzano la bicicletta durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro.
La proposta, riconoscendo l’infortunio in itinere anche per coloro che usano il car pooling, risponde alle esigenze sociali ed economiche di uno Stato moderno che pone attenzione:
-   all’impatto ambientale (inquinamento acustico, atmosferico ed emissione del gas serra;
- ai costi legati alla mobilità urbana (benzina);
- alla tutela della salute dei cittadini (aspettativa di vita più lunga, riduzione dello stress);
- al traffico sulle strade (decongestione del traffico, riduzione degli incidenti in itinere.
Nella società del terzo millennio bisogna considerare che la crisi economica e l’importazione delle fonti di energia obbliga l’Italia a riorganizzare la mobilità urbana con nuovi strumenti che ricadano positivamente sul consumo e sul risparmio energetico che in questo caso sono rappresentate dall’utilizzo del car pooling. Il car pooling genera dei benefici per l’azienda e per lavoratori:
- aumenta la soddisfazione dei lavoratori;
- i dipendenti arrivano puntuali al lavoro;
- diminuzione dello stress;
- meno assenze dovute agli scioperi dei mezzi di trasporto pubblico ed altri imprevisti;
- diminuzione dei costi di carburante.

E’ urgente e fondamentale riconoscere in ogni caso ai lavoratori che utilizzano il car pooling nel caso di incidente la piena tutela derivante dall’infortunio in itinere per l’impatto positivo che tale mezzo di trasporto implica sul benessere sociale ed economico dei cittadini. Dalle considerazioni descritte muove la presente proposta di legge.
La presente proposta di legge introduce una modifica del comma terzo dell’articolo 2 del D.P.R. 30.6 1965, n. 1124 al fine di prevedere la possibilità di riconoscere l’infortunio in itinere anche nel caso in cui si utilizzi un servizio di auto condivisa nel percorso casa-lavoro (car pooling). In questo caso l’utilizzo di tale servizio deve intendersi sempre necessitato, per gli effetti positivi sulla riduzione dell'inquinamento e dei costi del trasporto, a condizione che il lavoratore che intende attivare un servizio di auto condivisa nel percorso casa-lavoro (car pooling)dia preventiva comunicazione per iscritto al datore di lavoro del veicolo utilizzato, dei soggetti che condividono il servizio, dell’abilitazione alla guida del conducente o dei conducenti il veicolo, del percorso e della relativa fascia oraria almeno 7 giorni prima della data di attivazione del nuovo sistema di trasporto.
Inoltre, si modifica l’ultimo periodo del comma terzo dell’articolo 2 del D.P.R. 30.6 1965, n. 1124 allo scopo di prevedere che “in ogni caso” siano esclusi gli infortuni direttamente cagionati dall'abuso di alcolici e di psicofarmaci o dall'uso non terapeutico di stupefacenti ed allucinogeni; l'assicurazione, inoltre, non opera nei confronti del conducente sprovvisto della prescritta abilitazione di guida”.
Diego Zardini si è impegnato a presentare un emendamento alla legge di bilancio affinché venga riconosciuto l’infortunio in itinere per coloro che utilizzano il car pooling durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro.

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martedì 28 novembre 2017

Valutazione seria del Jobs Act


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giovedì 2 novembre 2017

Obblighi di trasparenza



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venerdì 1 settembre 2017

Ancora sulle nomine a Verona

Si continua a parlare delle nomine a Verona. Dopo la dichiarazione di Sboarina, il quale ha affermato che tra le persone scelte vi sono due terzi laureati e 17 diplomati, è il turno di Polato che sottolinea che nel Cda di Agsm vi sono due ingegneri e tre avvocati. Con tali dichiarazioni si vuole affermare l’alta qualità delle nomine. Queste affermazioni non significano nulla. Infatti nei Cda non vi sono esperti in gestione aziendale nei settori specifici e in strategia d’impresa. I titoli di studio sono insufficienti se non vi sono le competenze nelle aree strategiche delle aziende partecipate. Quasi tutte le nomine sono state finalizzate alla nomina di esponenti politici e a rispettare mantenere gli impegni assunti nella competizione elettorale.
I due esponenti politici (Sboarina e Polato) confondono le conoscenze con le competenze. Per chiarire tale distinzione si riportano le dichiarazioni di Silvano Del Lungo, uno dei padri della consulenza di direzione in Italia, rilasciate in una mia intervista.
Silvano Del Lungo distingue le conoscenze e le competenze: “Le conoscenze sono un tipo di abilità che sempre si accompagnano ad ogni competenza e che insieme sono in qualche misura comprese entro la competenza, ma allo stesso tempo se ne distinguono per il tempo in cui si formano nella persona (anteriore a quello della competenza) e per il modo diverso secondo cui si formano (l’istruzione e non l’esperienza) e in cui si esprimono (il sapere e non il saper fare). Le conoscenze sono, dunque, quelle abilità che concernono sia il sapere comune (leggere, scrivere, far di conto, parlare ecc.) sia specialistico (filosofia, letteratura, conoscenza di lingue, fisica, fisiologia, patologia, biologia, economia, astronomia e via dicendo). Più in breve: “i saperi”, vale a dire possedere concettualmente nella propria mente l’insieme di conoscenze e di relazioni tra conoscenze che fanno parte di una o più discipline simili a quelle su esemplificate.
Qui il resto del post Quale è dunque la differenza tra saperi (o conoscenze) e competenze? E’ la stessa differenza che c’è tra “sapere” e “saper fare” Nel primo caso – quello del sapere - esso coincide col possesso teorico della materia, mnemonico, critico, e via enumerando facoltà della nostra mente. Il saper fare è invece la capacità di trasformare il sapere, i saperi che si possiedono in azioni per raggiungere un risultato.
Così ad esempio un ingegnere può conoscere la meccanica, può saper risolvere un problema tecnico, ma può fallire come capo progetto, perché non sa gestire gli uomini o non sa affrontare l’incertezza o concepire e gestire un’organizzazione appropriata alla realizzazione del progetto.
Tra conoscenze/saperi da una parte e competenze dall'altra, c’è distinzione, ma non c’è contrapposizione. Non esiste competenza che per essere esercitata non esiga l’incorporazione in se stessa del corrispondente suo sapere. Quel sapere è il presupposto della operatività della competenza. Non è vero il viceversa. Il sapere, senza una competenza che lo incorpori non è in sé sufficiente a operare in una organizzazione”.
Alla luce delle dichiarazioni illuminanti di Silvano Del Lungo possiamo affermare che i titoli di studio tanto sbandierati da Sboarina e Polato non rappresentano le competenze per la gestione delle aziende partecipate ma soltanto le conoscenze.
Al di là delle polemiche e dei confronti occorre realizzare la massima convergenza possibile al fine di modificare il regolamento che disciplina le nomine nel comune di Verona, le cui regole sono servite a legittimare la lottizzazione del potere. A tale scopo si segnala il documento del gruppo consiliare del PD: “una buona base di partenza per una reale riforma degli enti e delle aziende partecipate veronesi, sia costituita dalla proposta del gruppo di professionisti veronesi che si era già appellato al nuovo Sindaco all’inizio del suo mandato e che prevede l’introduzione di requisiti procedurali, come la valutazione dei curriculum e le audizioni pubbliche, tali da considerare anche le competenze”.
Questo mese il Consiglio Comunale di Verona discuterà l’ordine del giorno presentato dal neo consigliere comunale Tommaso Ferrari ed in quella occasione si conosceranno le intenzioni delle forze politiche ad introdurre gli elementi di novità già previsti dalle best practice in materia di nomine (Torino, Milano, Stati Uniti).
Dibattere sull’ordine del giorno Ferrari non è sufficiente occorre richiedere la convocazione del Consiglio Comunale con all’odg. la riforma del regolamento che disciplina le nomine. Le minoranze saranno capaci o avranno la volontà di richiedere tale convocazione? Speriamo di sì per il bene di Verona.
Per l’importanza dell’argomento mi permetto ancora una volta di indicare i fattori da introdurre:
Trasparenza:
- Bando pubblico per le posizioni da ricoprire negli enti partecipati con l’indicazione dei requisiti che occorre possedere;
- Pubblicazione nel sito del comune dei curriculum vitae presentati dai candidati e delle valutazioni della commissione degli esperti;
- Pubblicazione della motivazione finale del sindaco rispetto alle scelte effettuate.
Competenze:
- Nomina di una commissione di esperti indipendenti che valuti la conoscenza e le competenze dei candidati;
- Presentazione da parte dei candidati dei curriculum vitae e di una nota illustrativa (scritta o durante il colloquio) che illustri gli obiettivi che la società dovrebbe conseguire;
- Istituzione di un colloquio pubblico per i candidati per dare loro la possibilità di presentazione ed alla commissione di conoscere le potenzialità dei candidati attraverso la valutazione del c.v., della nota illustrativa e del colloquio stesso.

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domenica 13 agosto 2017

Dipartimenti nel Partito Democratico?

Il termine dipartimento è stato usato per la prima volta per indicare all'interno di uno Stato una circoscrizione territoriale intermedia tra il livello regionale e quello regionale. Successivamente il termine è stato ampliato nel suo significato ed utilizzato per indicare un modello di una organizzazione. Infatti, il dipartimento è adoperato nella sanità, nella scuola e nei ministeri ed in alcuni casi nelle aziende.
L’organizzazione dipartimentale è la struttura formata dall'aggregazione di attività e funzioni omogenee, affini e complementari volta a dare risposte unitarie, tempestive e complete al fine di conseguire obiettivi comuni. Pertanto, viene superata la divisione del lavoro e delle attività per realizzare una strategia comune in ogni dipartimento.
Il Partito Democratico ha ufficializzato la costituzione di 40 dipartimenti che “affiancheranno il segretario e la segretaria nazionale per affrontare al meglio le sfide dei prossimi mesi”.
In definitiva il PD ha frammentato le attività del partito che invece avrebbero bisogno di essere ricomposte e gestite in aree omogenee con obiettivi comuni ed una strategia comune. Tali incarichi non possono essere definiti dipartimenti in quanto le attività del PD sono state frantumate in 40 incarichi specifici. Come si può operare in modo unitario e strategico se mancano forme organizzative che aggregano le attività omogenee, affini e complementari. Per esempio i seguenti incarichi circoli, città metropolitane, mamme ecc. come possono operare se non sono aggregate rispettivamente nei dipartimenti organizzazione, autonomie locali e welfare.
Per ovviare a tale errore occorre costituire circa una decina di dipartimenti con un responsabile che svolge compiti di coordinamento, direzione e controllo e riaggregare gli incarichi che sono stati conferiti.
Inoltre, occorre concludere al più presto il lavoro svolto dalla commissione Forma-Partito per dare nuova linfa all'organizzazione del partito. Il documento finale afferma che “non è più eludibile la necessità di sperimentare nuove forme organizzative per la costruzione di una comunità che sappia interagire con le caratteristiche che contraddistinguono quello che abbiamo chiamato l’arcipelago della militanza”.
La riforma del partito deve considerare i cambiamenti avvenuti nelle organizzazioni e replicare quei modelli che più si adattano alla vita di un partito democratico e popolare: semplificazione degli organi che attualmente sono elefantiaci, velocità delle decisioni con organi snelli e capacità decisionali, abbandono della struttura piramidale, la istituzione di veri dipartimenti che aggregano le persone e le attività complementari e similari, reinventare la presenza del PD nel territorio, la quale è offuscata dagli interessi di potere, costituire a livello periferico delle comunità spontanee di passione o di entusiasmo focalizzate su un argomento specifico scelto dai membri ed altro.
Ci sono tante cose da realizzare peccato che si sia iniziato dai falsi dipartimenti dividendo le persone e le attività. E’ impensabile che il cambiamento del Partito Democratico parta dalla divisione del lavoro e delle attività.

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venerdì 11 agosto 2017

Nomine nelle aziende partecipate veronesi

Niente di sorprendente sulle nomine nelle aziende partecipate del comune di Verona. Tutto procede con le regole dell’antiquato regolamento che disciplina le nomine negli enti.
Dopo le lezioni comunali tutte le forze politiche hanno dimenticato gli impegni assunti con gli elettori ed in particolar modo il Sindaco Sboarina che non ha perso tempo nel procedere nell'iter delle nomine. Sboarina non ha trascurato gli impegni assunti con coloro che lo hanno sostenuto nel ballottaggio, i quali hanno preteso incarichi di primo livello nelle partecipate comunali. I cosiddetti migranti economici sembra che abbiano avuto la meglio e sicuramente vedranno esauditi i loro desideri di occupazione del potere.
Le forze politiche di minoranza non hanno espresso alcune posizione pubblica per contrastare il disegno arcaico di Sboarina.
Dopo la campagna elettorale poche voci si sono alzate per contestare e proporre nuovi metodi per le nomine che privilegiassero la trasparenza e le competenze e non certamente l’appartenenza politica, la fedeltà personale ad un esponente politico e gli interessi di parte.
Si ricordano le seguenti posizioni contrarie all'attuale sistema delle nomine espresse dopo i risultati elettorali:
- Un gruppo di professionisti hanno rilevato, in una lettera aperta al Sindaco ed un’altra ai capi gruppo delle forze politiche presenti in consiglio comunale, che nell'attuale regolamento sono assenti i criteri adottati da altre città finalizzati a migliorare il sistema delle nomine ed a privilegiare la trasparenza e le competenze;
- La dichiarazione dell’on.le Diego Zardini, il quale ha dichiarato che “la questione delle nomine vada affrontata in discontinuità con le precedenti amministrazioni comunali. L'appello di alcuni professionisti veronesi appare assolutamente condivisibile e deve essere sostenuto da tutte le forze politiche. Per fare questo occorre intervenire sul vigente regolamento comunale che disciplina le nomine ed introdurre finalmente criteri per la valutazione delle competenze oggettivamente verificabili e processi per la trasparenza, con la pubblicazione nel sito comunale degli atti e dei documenti che incidono sulle nomine (bando pubblico, pubblicazione dei c.v. dei candidati e della decisione finale del sindaco)".
- L’ordine del giorno presentato dal neo consigliere comunale Tommaso Ferrari che chiede la modifica del regolamento comunale affinché le nomine “siano attuate previa pubblicazione sul sito del Comune dei curriculum vitae di tutti i candidati; la decisione relativa alla singola nomina sia data per iscritto e resa pubblica sul sito del Comune, oltre a contenere una comparazione critica tra i vari candidati”.
Le minoranze hanno fatto diversi errori tra i quali: 1) Non aver richiesto la convocazione del consiglio comunale per modificare il regolamento che disciplina le nomine; 2) Aver accettato senza reazioni pubbliche che le nomine venissero effettuate con il vecchio sistema che garantisce la lottizzazione del potere; 3) Non aver espresso condivisione pubblica alle proposte presentare dal gruppo di professionisti.
Probabilmente alle minoranze sta a cuore partecipare alla lottizzazione del potere, trascurando gli interessi generali della comunità veronese.
Il regolamento vigente che disciplina le nomine nelle aziende partecipate assegna ai componenti del consiglio comunale ed agli assessori il potere di presentare le candidature, escludendo i cittadini in possesso dei requisiti professionali di presentare la candidatura.
La sottoscrizione delle candidature da parte dei consiglieri comunali e degli assessori permette di identificare l’appartenenza politica dei candidati e, quindi, di realizzare la lottizzazione del potere.
Non si conoscono i criteri oggettivi adottati dalle forze politiche, presenti in consiglio comunale, nella presentazione delle candidature. Dai nominativi che sono emersi si evince che le competenze e l’incumulabilità delle cariche politiche con quelle negli enti non sono state tenute in considerazione.
Le minoranze per dimostrare con ritardo la loro sensibilità dovrebbero richiedere la convocazione del consiglio comunale per modificare l’attuale regolamento che disciplina le nomine nelle aziende partecipate del comune. Le sole autocritiche postume se non accompagnate da azioni operative non servono a nulla.
Per allineare il comune di Verona alle best practice in materia di nomine occorre che nelle modifiche del regolamento vengano inseriti i seguenti fattori:
- Trasparenza:
- Bando pubblico per le posizioni da ricoprire negli enti partecipati con l’indicazione dei requisiti che occorre possedere;
- Pubblicazione nel sito del comune dei curriculum vitae presentati dai candidati e delle valutazioni della commissione degli esperti;
- Pubblicazione della motivazione finale del sindaco rispetto alle scelte effettuate.
- Competenze
- Nomina di una commissione di esperti indipendenti che valuti la conoscenza e le competenze dei candidati;
- Presentazione da parte dei candidati dei curriculum vitae e di una nota illustrativa (scritta o durante il colloquio) che illustri gli obiettivi che la società dovrebbe conseguire;
- Istituzione di un colloquio pubblico per i candidati per dare loro la possibilità di presentazione ed alla commissione di conoscere le potenzialità dei candidati attraverso la valutazione del c.v., della nota illustrativa e del colloquio stesso.
Pertanto, con il presente articolo si lancia un appello alle minoranze affinché intervengano per migliorare il regolamento che disciplina le nomine, superando qualunque posizione di parte e nell'interesse dei cittadini veronesi.

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mercoledì 26 luglio 2017

Festa dell'Unità di Quinzano di Verona



Da giovedì 27 luglio al 6 agosto si svolgerà la festa dell’Unità di Quinzano di Verona, la quale è ormai un appuntamento storico per la città di Verona. Sono state organizzati molti eventi che interessano la politica, la musica e la cucina. Soprattutto è l’occasione di vivere in comunità.
Il primo evento politico si svolgerà giovedì 27 luglio alle ore 20,15 sul tema:
La società che cambia. Lavoro, impresa, sindacato, tecnologie
All’incontro interverranno:
Teresa Bellanova, vice Ministro Sviluppo Economico;
Marco Bentivogli, segretario generale FIM CISL.
L’incontro è l’occasione per intervenire sugli argomenti più attuali: occupazione, crescita, Industria 4.0, innovazione tecnologica, corpi intermedi e altro.

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mercoledì 19 luglio 2017

Competenze o lottizzazione nelle nomine a Verona?

Si è concluso il primo consiglio comunale di Verona tra contraddizioni, vendette e furbizie. Si è assistito alla surrogazione di alcuni consiglieri comunali che aspirano ad incarichi ben più importanti nel sottopotere scaligero secondo gli accordi presi in campagna elettorale (Croce, Mariotti, Corsi). Tali esponenti sono stati chiamati in una vignetta “migranti economici”.
La trasparenza e le competenze, tanto osannate in campagna elettorale dal sindaco e dai diversi schieramenti, sono state già dimenticate o vi è ancora spazio per applicare un processo delle nomine allineato alle migliori best practice realizzate in altri stati ed in altre città italiane?
A questo interrogativo risponde un gruppo di professionisti che ha inviato una lettera aperta al Sindaco Sboarina nella quale viene sottolineato che il regolamento che disciplina le nomine non prevede:
- “La pubblicazione obbligatoria sul sito del comune dei CV di tutti i candidati, prima della nomina;
- Il parere di una commissione di esperti e/o l’audizione dei migliori candidati in commissione consiliare;
- Una decisione finale del sindaco motivata (anche nella comparazione fra i vari candidati) e resa pubblica”.
Inoltre, il gruppo di professionisti chiede che il Comune di Verona adotti nuove regole che favoriscano le competenze e la trasparenza nelle nomine per le Aziende Partecipate come hanno già fatto altri comuni.
I professionisti che hanno sottoscritto la lettera hanno il merito di aver posto all'attenzione dell’opinione pubblica, del sindaco e delle forze politiche il grave problema delle nomine al fine di migliorare la gestione delle aziende partecipate del Comune con professionisti di alto livello.
I professionisti confidano nell'accoglimento della loro proposta altrimenti promuoveranno una raccolta di firme per un referendum consultivo finalizzato alla revisione del regolamento che disciplina le nomine.
Ieri è stato dato ampio spazio dalla stampa locale alla lettera al sindaco. Oggi al contrario le nomine sono state dimenticate dai giornali locali e non vi è stata alcuna dichiarazione degli esponenti politici di maggioranza e minoranza su tale questione. Così si rischia che tale argomento venga messo nel dimenticatoio poiché la campagna elettorale è finita e rimangono soltanto da soddisfare gli impegni assunti con coloro che hanno sostenuto (migranti economici) l’aggregazione vincente.
Sul tema in questione interviene Diego Zardini, deputato veronese del PD, chiedendo che la questione delle nomine vada affrontata in discontinuità con le precedenti amministrazioni comunali. "L'appello di alcuni professionisti veronesi appare assolutamente condivisibile e deve essere sostenuto da tutte le forze politiche, afferma Diego Zardini. Per fare questo occorre intervenire sul vigente regolamento comunale che disciplina le nomine ed introdurre finalmente criteri per la valutazione delle competenze oggettivamente verificabili e processi per la trasparenza, con la pubblicazione nel sito comunale degli atti e dei documenti che incidono sulle nomine (bando pubblico, pubblicazione dei c.v. dei candidati e della decisione finale del sindaco)".
"Occorre contrastare, conclude Diego Zardini, i fattori che portano ad utilizzare l'appartenenza e la fedeltà nelle nomine perché troppo spesso hanno causato inefficacia ed inefficienza nella gestione delle attività delle aziende partecipate ed introdurre la trasparenza e le competenze e consentire a tutti i cittadini in possesso dei requisiti professionali richiesti dal bando pubblico di presentare la propria candidatura".
Per rispondere alle richieste contenute nell'appello la riforma del regolamento dovrà prevedere:
- Trasparenza:
- Bando pubblico per le posizioni da ricoprire negli enti partecipati con l’indicazione dei requisiti che occorre possedere;
- Pubblicazione nel sito del comune dei curriculum vitae presentati dai candidati e delle valutazioni della commissione degli esperti;
- Pubblicazione della motivazione finale del sindaco rispetto alle scelte effettuate.
- Competenze:
- Nomina di una commissione di esperti indipendenti che valuti la conoscenza e le competenze dei candidati;
- Presentazione da parte dei candidati dei curriculum vitae e di una nota illustrativa (scritta o durante il colloquio) che illustri gli obiettivi che la società dovrebbe conseguire;
- Istituzione di un colloquio pubblico per i candidati, cosi come avviene negli Stati Uniti, per dare loro la possibilità di presentazione ed alla commissione di conoscere le potenzialità dei candidati attraverso la valutazione del c.v., della nota illustrativa e del colloquio stesso.
Se vi è la volontà di superare il sistema di potere che negli anni si è imposto a Verona occorre che l’amministrazione comunale faccia propria la cultura delle competenze oggettivamente verificabili e della trasparenza nel processo delle nomine.
Inoltre, è necessario che i partiti che rappresentano la minoranza in consiglio comunale richiedano la convocazione del consiglio comunale con all’o.d.g. la riforma del regolamento comunale che disciplina le nomine. Tale richiesta dovrebbe essere effettuata affinché il cambiamento proposto sulle nomine non dipenda esclusivamente dalla volontà della maggioranza e dal sindaco.

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domenica 9 luglio 2017

E-mail al ministro Madia sui disabili

Carissima Ministra Marianna Madia,
innanzitutto ti esprimo il mio apprezzamento per le riforme che hai avviato nella Pubblica Amministrazione. Gli effetti positivi per i cittadini e le imprese si cominciano a vedere. Inoltre ti ringrazio per la tua presenza a Verona in occasione della competizione amministrativa (vedi foto) e come d’accordo ti invio la presente e-mail sul tema dei disabili.
Sono deluso per l’art. 10 del D. Lgs. D. Lgs. 25 maggio 2017, n. 75 in quanto le osservazioni presentate dall’on.le Diego Zardini, riformulate dall’on.le Irene Tinagli ed approvate dalla commissione lavoro della Camera dei deputati non state prese in considerazione dal Governo in sede approvazione definita del Decreto, adducendo la seguente motivazione:
“In relazione all'osservazione delle Commissioni parlamentari in merito alla opportunità di prevedere un obbligo per le amministrazioni pubbliche di rendere tempestivamente disponibili, sul proprio sito istituzionale, le informazioni relative alla copertura della quota di riserva e ai posti vacanti, non si ritiene necessario introdurre tale ulteriore obbligo, in quanto le informazioni sono già contenute nei piani dei fabbisogni per i quali sussiste uno specifico obbligo di comunicazione”.
L’osservazione di Irene Tinagli approvata dalla commissione è la seguente: “con riferimento all'articolo 10 del provvedimento, valuti il Governo l’opportunità di prevedere un obbligo per le amministrazioni pubbliche di rendere tempestivamente disponibili nel proprio sito istituzionale le informazioni relative alla copertura della quota di riserva e ai posti vacanti riservati ai disabili, verificando altresì la possibilità di ridurre i tempi previsti per le comunicazioni di cui all'articolo 39-quater del decreto legislativo n. 165 del 2001, introdotto dallo schema in esame”. Sono sorpreso in quanto un Governo che approva il D. Lgs. 25 maggio 2016, n. 97 sulla trasparenza, includendo il Foia e l’ampliamento dell’accesso civico semplice (pubblicazione degli atti) trovi una motivazione superficiale per non includere nell'area della trasparenza i dati e le informazioni relative ai soggetti disabili. Non si tiene in considerazione che i piani dei fabbisogno e le banche dati non sono trasparenti. Certamente gli strumenti previsti sono utili (consulta, responsabile del processo, potere sostitutivo per le PA inadempienti) ma non sufficienti senza la trasparenza perché già una volta il monitoraggio, previsto dal D. L. n. 101/2013, è fallito. Si sono sottovalutati gli effetti positivi della trasparenza che mettono le PA inadempienti di fronte agli interessi dei cittadini, delle associazioni dei disabili, in questo caso dei soggetti disabili, e degli organi di controllo.
Le PA in Italia sono formate da 7.998 comuni, 20 regioni e dalle amministrazioni centrali dello Stato. Al momento non esiste un sistema delle PA integrato e collaborativo ed è per tale motivo che l’area della non applicazione delle leggi tende ad aumentare. Non basta stabilire degli obblighi affinché la legislazione vigente venga applicata. Per tale motivo gli on.li Diego Zardini e Irene Tinagli hanno proposto l’osservazione all'articolo 10 dello schema del D. Lgs. sul pubblico impiego.
Oltre alla trasparenza occorreva prevedere per i soggetti disabili un sistema integrato basato sulle nuove tecnologie della comunicazione e delle informazioni al fine di controllare e velocizzare le comunicazioni tra le PA e gli organi di controllo (Funzione pubblica ed altri).
Occorre implementare i sistemi informativi delle PA e degli organi di controllo (dipartimento della funzione pubblica ed altri) affinché i dati e le informazioni relative ai soggetti disabili vengano aggiornate e comunicate in via automatica ed in tempo reale con cadenza almeno mensile o trimestrale. Sembra che l’aggiornamento e la comunicazione delle informazioni, previste dall'art. 10, siano state disegnati pensando al cartaceo e non a sistemi informatici in linea con i tempi.
L’ INPS ha realizzato una applicazione che si chiama Arco Web che gli consente di aggiornare le informazioni anagrafiche presenti nel proprio sistema attraverso un collegamento con i sistemi informativi dei comuni. Ritengo che la stessa cosa dovrebbe essere introdotta per le comunicazioni relativi ai soggetti disabili.
Nel caso in cui sia impossibile modificare o migliorare il D. Lgs. 25 maggio 2017, n. 75, spero che gli strumenti previsti dall’art. 10 possano essere sufficienti a risolvere la problematica relativa all'inserimento dei soggetti disabili nel mondo del lavoro pubblico. Cosa a cui io non credo ma spero nell'interesse delle categorie protette. Ritengo che almeno la trasparenza dovrebbe essere prevista.
Ti ringrazio per l’attenzione e spero di ricevere una tua comunicazione. Cordiali saluti.

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