sabato 10 febbraio 2018

Diego Zardini, Welfare aziendale

Per la prima volta si è svolto a Verona un incontro su un argomento molto importante per i lavoratori e per le aziende: Lavoro e Welfare in azienda. Nuovo rapporto tra persone e imprese. Gli interventi di Diego Zardini, parlamentare del Partito Democratico, Antonello Puggioni, amministratore delegato di Performance in Lighting, Elisabetta Masotto, responsabile di Aribandus e Massimiliano Nobis, segretario regionale della FIM CISL sono stati puntuali ed all’altezza del tema. 
Si riporta l’intervento di Diego Zardini.


Vedi gli interventi di
Massimiliano Nobis, segretario regionale della FIM CISL Veneto

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martedì 6 febbraio 2018

Welfare aziendale a Verona

Il Welfare aziendale rappresenta un pilastro integrativo del Welfare pubblico. Inoltre, l’argomento è molto importante per gli effetti che produce sull'azienda e sui lavoratori (benefici, clima aziendale, produttività). L’incontro che si propone rappresenta una buona occasione per capire l’evoluzione del Welfare in Azienda.


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sabato 20 gennaio 2018

Lavoro: risultati e proposte

La raccolta raccoglie gli articoli più importanti dell'ultimo periodo sul lavoro

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giovedì 30 novembre 2017

Infortunio in itinere per il car pooling

L’on.le Diego Zardini ha presentato una proposta di legge al fine di riconoscere l’infortunio in itinere per coloro che utilizzano il car pooling nel percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro.
Si riporta parzialmente la relazione che accompagna la proposta di legge.
“Si avvertono sempre di più alcune problematiche (riscaldamento globale, inquinamento, tutela della salute) che investono il pianeta, le nazioni ed i centri urbani. Oggi le città ed i centri urbani sono profondamenti cambiati ed hanno bisogno sempre di più di risolvere alcuni problemi fondamentali, quali l’inquinamento, la congestione del traffico e la salute dei cittadini che possono essere affrontati con una pluralità di interventi, tra i quali l’utilizzo di mezzi alternativi all’uso dell’automobile privata per recarsi al lavoro.
Occorre non solo attuare i contenuti dei trattati internazionali per scongiurare la crisi ambientale che interessa l’intero pianeta ma anche scoprire ed adottare nuovi strumenti per contrastare gli effetti negativi derivanti dall’uso spregiudicato delle risorse.
Il sistema dei trasporti privati vive un’epoca di profondi cambiamenti su scala globale. Sono in numero sempre crescente, soprattutto nelle città e nei grandi centri urbani i cittadini che cercano e sperimentano soluzioni per la mobilità urbana, più economiche e più sostenibili, rispetto alla tradizionale automobile di proprietà. Il car pooling si è trasformato in realtà tangibile e concreta. Per tale motivo e per gli effetti sulla riduzione dell’inquinamento e dei costi occorre adeguare la legislazione alle nuove esigenze con l’introduzione dell’infortunio in itinere per coloro che utilizzano il car pooling per recarsi al lavoro.
Inoltre, occorre tenere presente che la dipendenza dall’estero in materia energetica impone all’Italia di promuovere delle forme alternative di trasporto che incidano positivamente sul consumo e sul risparmio energetico.
Nella Legislatura XVII il Parlamento ha approvato delle disposizioni che riconoscono l’infortunio in itinere per coloro che utilizzano la bicicletta durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro.
La proposta, riconoscendo l’infortunio in itinere anche per coloro che usano il car pooling, risponde alle esigenze sociali ed economiche di uno Stato moderno che pone attenzione:
-   all’impatto ambientale (inquinamento acustico, atmosferico ed emissione del gas serra;
- ai costi legati alla mobilità urbana (benzina);
- alla tutela della salute dei cittadini (aspettativa di vita più lunga, riduzione dello stress);
- al traffico sulle strade (decongestione del traffico, riduzione degli incidenti in itinere.
Nella società del terzo millennio bisogna considerare che la crisi economica e l’importazione delle fonti di energia obbliga l’Italia a riorganizzare la mobilità urbana con nuovi strumenti che ricadano positivamente sul consumo e sul risparmio energetico che in questo caso sono rappresentate dall’utilizzo del car pooling. Il car pooling genera dei benefici per l’azienda e per lavoratori:
- aumenta la soddisfazione dei lavoratori;
- i dipendenti arrivano puntuali al lavoro;
- diminuzione dello stress;
- meno assenze dovute agli scioperi dei mezzi di trasporto pubblico ed altri imprevisti;
- diminuzione dei costi di carburante.

E’ urgente e fondamentale riconoscere in ogni caso ai lavoratori che utilizzano il car pooling nel caso di incidente la piena tutela derivante dall’infortunio in itinere per l’impatto positivo che tale mezzo di trasporto implica sul benessere sociale ed economico dei cittadini. Dalle considerazioni descritte muove la presente proposta di legge.
La presente proposta di legge introduce una modifica del comma terzo dell’articolo 2 del D.P.R. 30.6 1965, n. 1124 al fine di prevedere la possibilità di riconoscere l’infortunio in itinere anche nel caso in cui si utilizzi un servizio di auto condivisa nel percorso casa-lavoro (car pooling). In questo caso l’utilizzo di tale servizio deve intendersi sempre necessitato, per gli effetti positivi sulla riduzione dell'inquinamento e dei costi del trasporto, a condizione che il lavoratore che intende attivare un servizio di auto condivisa nel percorso casa-lavoro (car pooling)dia preventiva comunicazione per iscritto al datore di lavoro del veicolo utilizzato, dei soggetti che condividono il servizio, dell’abilitazione alla guida del conducente o dei conducenti il veicolo, del percorso e della relativa fascia oraria almeno 7 giorni prima della data di attivazione del nuovo sistema di trasporto.
Inoltre, si modifica l’ultimo periodo del comma terzo dell’articolo 2 del D.P.R. 30.6 1965, n. 1124 allo scopo di prevedere che “in ogni caso” siano esclusi gli infortuni direttamente cagionati dall'abuso di alcolici e di psicofarmaci o dall'uso non terapeutico di stupefacenti ed allucinogeni; l'assicurazione, inoltre, non opera nei confronti del conducente sprovvisto della prescritta abilitazione di guida”.
Diego Zardini si è impegnato a presentare un emendamento alla legge di bilancio affinché venga riconosciuto l’infortunio in itinere per coloro che utilizzano il car pooling durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro.

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martedì 28 novembre 2017

Valutazione seria del Jobs Act


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giovedì 2 novembre 2017

Obblighi di trasparenza



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venerdì 1 settembre 2017

Ancora sulle nomine a Verona

Si continua a parlare delle nomine a Verona. Dopo la dichiarazione di Sboarina, il quale ha affermato che tra le persone scelte vi sono due terzi laureati e 17 diplomati, è il turno di Polato che sottolinea che nel Cda di Agsm vi sono due ingegneri e tre avvocati. Con tali dichiarazioni si vuole affermare l’alta qualità delle nomine. Queste affermazioni non significano nulla. Infatti nei Cda non vi sono esperti in gestione aziendale nei settori specifici e in strategia d’impresa. I titoli di studio sono insufficienti se non vi sono le competenze nelle aree strategiche delle aziende partecipate. Quasi tutte le nomine sono state finalizzate alla nomina di esponenti politici e a rispettare mantenere gli impegni assunti nella competizione elettorale.
I due esponenti politici (Sboarina e Polato) confondono le conoscenze con le competenze. Per chiarire tale distinzione si riportano le dichiarazioni di Silvano Del Lungo, uno dei padri della consulenza di direzione in Italia, rilasciate in una mia intervista.
Silvano Del Lungo distingue le conoscenze e le competenze: “Le conoscenze sono un tipo di abilità che sempre si accompagnano ad ogni competenza e che insieme sono in qualche misura comprese entro la competenza, ma allo stesso tempo se ne distinguono per il tempo in cui si formano nella persona (anteriore a quello della competenza) e per il modo diverso secondo cui si formano (l’istruzione e non l’esperienza) e in cui si esprimono (il sapere e non il saper fare). Le conoscenze sono, dunque, quelle abilità che concernono sia il sapere comune (leggere, scrivere, far di conto, parlare ecc.) sia specialistico (filosofia, letteratura, conoscenza di lingue, fisica, fisiologia, patologia, biologia, economia, astronomia e via dicendo). Più in breve: “i saperi”, vale a dire possedere concettualmente nella propria mente l’insieme di conoscenze e di relazioni tra conoscenze che fanno parte di una o più discipline simili a quelle su esemplificate.
Qui il resto del post Quale è dunque la differenza tra saperi (o conoscenze) e competenze? E’ la stessa differenza che c’è tra “sapere” e “saper fare” Nel primo caso – quello del sapere - esso coincide col possesso teorico della materia, mnemonico, critico, e via enumerando facoltà della nostra mente. Il saper fare è invece la capacità di trasformare il sapere, i saperi che si possiedono in azioni per raggiungere un risultato.
Così ad esempio un ingegnere può conoscere la meccanica, può saper risolvere un problema tecnico, ma può fallire come capo progetto, perché non sa gestire gli uomini o non sa affrontare l’incertezza o concepire e gestire un’organizzazione appropriata alla realizzazione del progetto.
Tra conoscenze/saperi da una parte e competenze dall'altra, c’è distinzione, ma non c’è contrapposizione. Non esiste competenza che per essere esercitata non esiga l’incorporazione in se stessa del corrispondente suo sapere. Quel sapere è il presupposto della operatività della competenza. Non è vero il viceversa. Il sapere, senza una competenza che lo incorpori non è in sé sufficiente a operare in una organizzazione”.
Alla luce delle dichiarazioni illuminanti di Silvano Del Lungo possiamo affermare che i titoli di studio tanto sbandierati da Sboarina e Polato non rappresentano le competenze per la gestione delle aziende partecipate ma soltanto le conoscenze.
Al di là delle polemiche e dei confronti occorre realizzare la massima convergenza possibile al fine di modificare il regolamento che disciplina le nomine nel comune di Verona, le cui regole sono servite a legittimare la lottizzazione del potere. A tale scopo si segnala il documento del gruppo consiliare del PD: “una buona base di partenza per una reale riforma degli enti e delle aziende partecipate veronesi, sia costituita dalla proposta del gruppo di professionisti veronesi che si era già appellato al nuovo Sindaco all’inizio del suo mandato e che prevede l’introduzione di requisiti procedurali, come la valutazione dei curriculum e le audizioni pubbliche, tali da considerare anche le competenze”.
Questo mese il Consiglio Comunale di Verona discuterà l’ordine del giorno presentato dal neo consigliere comunale Tommaso Ferrari ed in quella occasione si conosceranno le intenzioni delle forze politiche ad introdurre gli elementi di novità già previsti dalle best practice in materia di nomine (Torino, Milano, Stati Uniti).
Dibattere sull’ordine del giorno Ferrari non è sufficiente occorre richiedere la convocazione del Consiglio Comunale con all’odg. la riforma del regolamento che disciplina le nomine. Le minoranze saranno capaci o avranno la volontà di richiedere tale convocazione? Speriamo di sì per il bene di Verona.
Per l’importanza dell’argomento mi permetto ancora una volta di indicare i fattori da introdurre:
Trasparenza:
- Bando pubblico per le posizioni da ricoprire negli enti partecipati con l’indicazione dei requisiti che occorre possedere;
- Pubblicazione nel sito del comune dei curriculum vitae presentati dai candidati e delle valutazioni della commissione degli esperti;
- Pubblicazione della motivazione finale del sindaco rispetto alle scelte effettuate.
Competenze:
- Nomina di una commissione di esperti indipendenti che valuti la conoscenza e le competenze dei candidati;
- Presentazione da parte dei candidati dei curriculum vitae e di una nota illustrativa (scritta o durante il colloquio) che illustri gli obiettivi che la società dovrebbe conseguire;
- Istituzione di un colloquio pubblico per i candidati per dare loro la possibilità di presentazione ed alla commissione di conoscere le potenzialità dei candidati attraverso la valutazione del c.v., della nota illustrativa e del colloquio stesso.

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domenica 13 agosto 2017

Dipartimenti nel Partito Democratico?

Il termine dipartimento è stato usato per la prima volta per indicare all'interno di uno Stato una circoscrizione territoriale intermedia tra il livello regionale e quello regionale. Successivamente il termine è stato ampliato nel suo significato ed utilizzato per indicare un modello di una organizzazione. Infatti, il dipartimento è adoperato nella sanità, nella scuola e nei ministeri ed in alcuni casi nelle aziende.
L’organizzazione dipartimentale è la struttura formata dall'aggregazione di attività e funzioni omogenee, affini e complementari volta a dare risposte unitarie, tempestive e complete al fine di conseguire obiettivi comuni. Pertanto, viene superata la divisione del lavoro e delle attività per realizzare una strategia comune in ogni dipartimento.
Il Partito Democratico ha ufficializzato la costituzione di 40 dipartimenti che “affiancheranno il segretario e la segretaria nazionale per affrontare al meglio le sfide dei prossimi mesi”.
In definitiva il PD ha frammentato le attività del partito che invece avrebbero bisogno di essere ricomposte e gestite in aree omogenee con obiettivi comuni ed una strategia comune. Tali incarichi non possono essere definiti dipartimenti in quanto le attività del PD sono state frantumate in 40 incarichi specifici. Come si può operare in modo unitario e strategico se mancano forme organizzative che aggregano le attività omogenee, affini e complementari. Per esempio i seguenti incarichi circoli, città metropolitane, mamme ecc. come possono operare se non sono aggregate rispettivamente nei dipartimenti organizzazione, autonomie locali e welfare.
Per ovviare a tale errore occorre costituire circa una decina di dipartimenti con un responsabile che svolge compiti di coordinamento, direzione e controllo e riaggregare gli incarichi che sono stati conferiti.
Inoltre, occorre concludere al più presto il lavoro svolto dalla commissione Forma-Partito per dare nuova linfa all'organizzazione del partito. Il documento finale afferma che “non è più eludibile la necessità di sperimentare nuove forme organizzative per la costruzione di una comunità che sappia interagire con le caratteristiche che contraddistinguono quello che abbiamo chiamato l’arcipelago della militanza”.
La riforma del partito deve considerare i cambiamenti avvenuti nelle organizzazioni e replicare quei modelli che più si adattano alla vita di un partito democratico e popolare: semplificazione degli organi che attualmente sono elefantiaci, velocità delle decisioni con organi snelli e capacità decisionali, abbandono della struttura piramidale, la istituzione di veri dipartimenti che aggregano le persone e le attività complementari e similari, reinventare la presenza del PD nel territorio, la quale è offuscata dagli interessi di potere, costituire a livello periferico delle comunità spontanee di passione o di entusiasmo focalizzate su un argomento specifico scelto dai membri ed altro.
Ci sono tante cose da realizzare peccato che si sia iniziato dai falsi dipartimenti dividendo le persone e le attività. E’ impensabile che il cambiamento del Partito Democratico parta dalla divisione del lavoro e delle attività.

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venerdì 11 agosto 2017

Nomine nelle aziende partecipate veronesi

Niente di sorprendente sulle nomine nelle aziende partecipate del comune di Verona. Tutto procede con le regole dell’antiquato regolamento che disciplina le nomine negli enti.
Dopo le lezioni comunali tutte le forze politiche hanno dimenticato gli impegni assunti con gli elettori ed in particolar modo il Sindaco Sboarina che non ha perso tempo nel procedere nell'iter delle nomine. Sboarina non ha trascurato gli impegni assunti con coloro che lo hanno sostenuto nel ballottaggio, i quali hanno preteso incarichi di primo livello nelle partecipate comunali. I cosiddetti migranti economici sembra che abbiano avuto la meglio e sicuramente vedranno esauditi i loro desideri di occupazione del potere.
Le forze politiche di minoranza non hanno espresso alcune posizione pubblica per contrastare il disegno arcaico di Sboarina.
Dopo la campagna elettorale poche voci si sono alzate per contestare e proporre nuovi metodi per le nomine che privilegiassero la trasparenza e le competenze e non certamente l’appartenenza politica, la fedeltà personale ad un esponente politico e gli interessi di parte.
Si ricordano le seguenti posizioni contrarie all'attuale sistema delle nomine espresse dopo i risultati elettorali:
- Un gruppo di professionisti hanno rilevato, in una lettera aperta al Sindaco ed un’altra ai capi gruppo delle forze politiche presenti in consiglio comunale, che nell'attuale regolamento sono assenti i criteri adottati da altre città finalizzati a migliorare il sistema delle nomine ed a privilegiare la trasparenza e le competenze;
- La dichiarazione dell’on.le Diego Zardini, il quale ha dichiarato che “la questione delle nomine vada affrontata in discontinuità con le precedenti amministrazioni comunali. L'appello di alcuni professionisti veronesi appare assolutamente condivisibile e deve essere sostenuto da tutte le forze politiche. Per fare questo occorre intervenire sul vigente regolamento comunale che disciplina le nomine ed introdurre finalmente criteri per la valutazione delle competenze oggettivamente verificabili e processi per la trasparenza, con la pubblicazione nel sito comunale degli atti e dei documenti che incidono sulle nomine (bando pubblico, pubblicazione dei c.v. dei candidati e della decisione finale del sindaco)".
- L’ordine del giorno presentato dal neo consigliere comunale Tommaso Ferrari che chiede la modifica del regolamento comunale affinché le nomine “siano attuate previa pubblicazione sul sito del Comune dei curriculum vitae di tutti i candidati; la decisione relativa alla singola nomina sia data per iscritto e resa pubblica sul sito del Comune, oltre a contenere una comparazione critica tra i vari candidati”.
Le minoranze hanno fatto diversi errori tra i quali: 1) Non aver richiesto la convocazione del consiglio comunale per modificare il regolamento che disciplina le nomine; 2) Aver accettato senza reazioni pubbliche che le nomine venissero effettuate con il vecchio sistema che garantisce la lottizzazione del potere; 3) Non aver espresso condivisione pubblica alle proposte presentare dal gruppo di professionisti.
Probabilmente alle minoranze sta a cuore partecipare alla lottizzazione del potere, trascurando gli interessi generali della comunità veronese.
Il regolamento vigente che disciplina le nomine nelle aziende partecipate assegna ai componenti del consiglio comunale ed agli assessori il potere di presentare le candidature, escludendo i cittadini in possesso dei requisiti professionali di presentare la candidatura.
La sottoscrizione delle candidature da parte dei consiglieri comunali e degli assessori permette di identificare l’appartenenza politica dei candidati e, quindi, di realizzare la lottizzazione del potere.
Non si conoscono i criteri oggettivi adottati dalle forze politiche, presenti in consiglio comunale, nella presentazione delle candidature. Dai nominativi che sono emersi si evince che le competenze e l’incumulabilità delle cariche politiche con quelle negli enti non sono state tenute in considerazione.
Le minoranze per dimostrare con ritardo la loro sensibilità dovrebbero richiedere la convocazione del consiglio comunale per modificare l’attuale regolamento che disciplina le nomine nelle aziende partecipate del comune. Le sole autocritiche postume se non accompagnate da azioni operative non servono a nulla.
Per allineare il comune di Verona alle best practice in materia di nomine occorre che nelle modifiche del regolamento vengano inseriti i seguenti fattori:
- Trasparenza:
- Bando pubblico per le posizioni da ricoprire negli enti partecipati con l’indicazione dei requisiti che occorre possedere;
- Pubblicazione nel sito del comune dei curriculum vitae presentati dai candidati e delle valutazioni della commissione degli esperti;
- Pubblicazione della motivazione finale del sindaco rispetto alle scelte effettuate.
- Competenze
- Nomina di una commissione di esperti indipendenti che valuti la conoscenza e le competenze dei candidati;
- Presentazione da parte dei candidati dei curriculum vitae e di una nota illustrativa (scritta o durante il colloquio) che illustri gli obiettivi che la società dovrebbe conseguire;
- Istituzione di un colloquio pubblico per i candidati per dare loro la possibilità di presentazione ed alla commissione di conoscere le potenzialità dei candidati attraverso la valutazione del c.v., della nota illustrativa e del colloquio stesso.
Pertanto, con il presente articolo si lancia un appello alle minoranze affinché intervengano per migliorare il regolamento che disciplina le nomine, superando qualunque posizione di parte e nell'interesse dei cittadini veronesi.

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